Danza con me

DANZA CON ME

E che cos’è la stessa voluttà se non un momento di appassionata attenzione del corpo?
Qualsiasi felicità è un capolavoro:
il minimo errore la falsa, la minima esitazione la incrina, la minima grossolanità la deturpa,
la minima insulsaggine la degrada.

M.Yourcenar, Memorie di Adriano

Danza con me è un invito, e una provocazione. Chiede allo spettatore ciò che di norma il teatro non chiede: di partecipare all’azione. Di più: gli chiede di esserne partner. Partner di una danza non scritta, i cui passi non sono definiti. L’incontro tra l’attore e lo spettatore-partner e tra loro e la musica indicherà la strada da seguire, i passi da compiere.
La musica, dunque, e uno spazio. Sono questi i limiti entro cui avverrà l’incontro tra il corpo dell’attore e il corpo dello spettatore. Da qui in poi, di ciò che accade è impossibile parlarne: la qualità della danza la decide la qualità dell’incontro (fisico ed emotivo) tra due persone e una musica. Per parlarne, bisognerebbe conoscere nell’intimo lo spettatore e l’attore che vengono a contatto, e il loro stato d’animo, la loro compatibilità, e le reazioni alla musica.
C’è ancora una cosa da dire, però. E forse è l’essenziale: lo spettatore sarà bendato. Danza con me è un piccolo viaggio, un’esplorazione. La meta è il corpo umano. Per esplorarlo, il corpo è necessario sentirlo. Allora la vista non serve, può essere un freno. La vista è, tra tutti, il senso preponderante. Il senso di cui più ci fidiamo. Al punto da dimenticare sempre più spesso che è solo uno dei nostri sensi, e non necessariamente il migliore. Ed è anche il senso più minacciato: la società moderna è la società dell’immagine, che inganna la vista facendo credere vero ciò che vero non è.
Senza la vista per riscoprire un nuovo modo di vedere. Per riattivare e affinare gli altri canali percettivi del nostro corpo. Per sentire l’azione, e non semplicemente vederla. E scoprire che l’azione – o l’inter-azione – se efficace si rivela immaginifica: cioè in grado di generare visioni.

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Creato da Davide Teoli