Gli occhi di Andersen

GLI OCCHI DI ANDERSEN

Liberamente tratto dall’immaginario di Hans Christian Andersen

Due scarpe rosse. Un principe in mutande. Un cerino. Due cerini. Il buio. Il freddo.
E pochi cerini per scaldarsi. Il sole.
Visto da un rospo, visto da una sirena.
Ombre. Luce riflessa. Personaggi.
Corpi che danno vita a quei personaggi.
L’ansia di raccontare.
Il teatro.
Il teatro come luogo del possibile.
Il teatro come luogo non raggiunto.
E, su tutto, un foglio bianco.

Hans Christian Andersen chiude gli occhi.
Hans Christian Andersen fissa le sue visioni, le sue ansie.
Le visioni non si esauriscono mettendole sulla carta.
Le ansie sono invincibili.

Hans Christian Andersen è stanco.
Fissa le sue visioni.
La stanchezza lo vince.
Chiude gli occhi.

Un foglio bianco. Che prende vita. Il sogno è un teatro.
Il foglio bianco un’architettura in movimento. Casa e schermo. Il sogno è teatro.
Nella casa/schermo passano attori, scarpe rosse, bellissime:
ma se le indossi non puoi più smettere di ballare, ombre, burattini.
Un motivetto fischiato da un principe in mutande.
Una voce senza volto che racconta il segreto di un bosco sconosciuto anche all’imperatore.
Il sole. Visto da un rospo. Come un’ombra, su un foglio bianco.
Con l’ansia di raccontare che preme.
E l’ansia del sogno di essere teatro, nello spazio di un sonno irrequieto.

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Creato da Davide Teoli