Pinocchio

PINOCCHIO

dai 6 anni

di Joël Pommerat
traduzione Maruzza Loria
regia Fabrizio Pallara
con Dario Garofalo, Paola Calogero, Valerio Malorni, Adonella Monaco
musiche Valerio Vigliar
scene Sara Ferazzoli, Fabrizio Pallara
realizzazione scene Sara Ferazzoli, Laura Rhi-Sausi, Francesco Picciotti
costumi Laura Rhi-Sausi
maschere Ketut Molog I.B. Ari R Bawa, Davide Serracini
aiuto regia Francesco Picciotti
produzione teatrodelleapparizioni e Area06
coproduzione Face à face – Parole di Francia per scene d’Italia 2011 e Accademia degli Artefatti
con il contributo Gruppo Mazzilli srl
nell’ambito del progetto Face à face – Parole di Francia per scene d’Italia
si ringraziano Antonio Pallara, Giovanni Calogero, Veronique Vergari, Marco Mangiarotti

Un uomo appare sulla scena pronto a raccontare la sua storia, per ricordare e condividere un’avventura. Un alternarsi costante di narrazione e azione trascina gli spettatori nel mondo fantastico del protagonista, un mondo che pare trovarsi su un sottile confine, tra realtà e sogno, laddove paure e aspirazioni, speranze e delusioni si mescolano in un insieme di sensazioni indecifrabili.
Ogni volta la ricerca di un interlocutore, del pubblico con cui confrontarsi, a cui porre delle domande diventa un respiro, una pausa per riflettere.
È un teatro nel teatro lo spazio in cui viene raccontata questa storia: un burattino, la sua vita, la sua crescita, una trasformazione continua che appartiene al cammino di ogni bambino per diventare grande. Qui Pinocchio nella memoria del narratore è già adolescente e alle prese con questa faticosa lotta.
Eroe senza tempo si muove e viene mosso dai personaggi che lo accompagnano e lo ostacolano nella sua straordinaria avventura tra lo stupore delle scoperte, la seduzione e il fascino delle cose proibite, la necessità di imparare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e il costante conflitto tra l’obbligo dei suoi doveri e la possibilità di scegliere.
Intorno a lui tutto continuamente muta, fili quasi invisibili muovono la scena che, essenziale e neutra, diventa luogo di apparizioni e i protagonisti attraversano la storia quasi nascosti dietro le loro maschere, complemento e rifugio allo stesso tempo.
Una rivisitazione, quella di Joël Pommerat, in cui il linguaggio e i temi diventano contemporanei e la realtà si fonde con la fantasmagoria della celebre fiaba che ci racconta che per raggiungere il cielo si deve nascere due volte, come fanno gli uccelli o come fanno i burattini per diventare esseri umani.

“È stato interessante confrontarsi con questa riscrittura di Pinocchio, un burattino più grande di come abbiamo imparato a conoscerlo; non più bambino e non ancora adulto. La scelta di utilizzare le maschere quasi per tutti i personaggi di questo spettacolo mi è stata suggerita proprio dalla necessità di comunicare la condizione di passaggio, quel momento della vita in cui si deve prima di tutto imparare a conoscere se stessi e poi comprendere il mondo circostante. Le maschere nascondono, camuffano, talvolta invece svelano, sono ciò che vorremmo essere, ciò che avremmo potuto essere, sono un modo di guardare il mondo, sono le possibilità. Questa storia è il viaggio obbligato di ognuno di noi, per crescere, per emanciparsi, per capire, per nascere davvero. (Fabrizio Pallara)

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Creato da Davide Teoli