Rassegna stampa Fiabe da tavolo

Liminateatri.it
04/03/2018

Fiabe da tavolo: il rito di passaggio dall’infanzia a una matura giovinezza

di Giorgio Taffon

Sono felice di volgere di nuovo l’attenzione a Fabrizio Pallara e al Teatro delle apparizioni, in occasione di questo nuovo Focus che la nostra Rivista Liminateatri.it ha preparato. Questa volta le mie annotazioni e riflessioni partono da Fiabe da tavolo, che ho visto l’11 febbraio scorso nella Sala Squarzina del Teatro Argentina di Roma, uno spettacolo per bambini, e anche per adulti, di e con Fabrizio Pallara. Vari sono gli spunti per nulla banali che la performance di Pallara offre allo spettatore adulto e abbastanza ‘esperto’ come chi qui scrive.

Il programma di sala così recita: “Dentro ai libri, sulle bocche di chi le racconta, lette, immaginate, sognate, le fiabe nascono e si mettono in viaggio nelle parole, e durante il viaggio cambiano, crescono, si trasformano. Mappe di vita che accompagnano i bambini e i grandi: riti di passaggio che indirizzano strade possibili, piccoli sentieri, grandi avventure. Sei fiabe viaggiano in sei valigie e due alla volta, in ogni incontro, verranno evocate con oggetti, suoni, racconti e immaginazioni.”

Nello spettacolo a cui ho assistito, Pallara ha rappresentato ai tanti bambini, con relativi genitori presenti, una fiaba di Puškin, Il pesciolino d’oro, Hänsel e Gretel, dei fratelli Grimm, e I tre porcellini di Jacobs Joseph. Dico ‘rappresentato’ poiché il nostro attore-narratore è seduto a un tavolino dove dispone, prese da una valigetta di fattura ottocentesca, quei vari elementi, per lo più lignei, che concretizzano il racconto verbale agli occhi dei bimbi: case, personaggi, animali, componenti del mondo naturale, il tutto miniaturizzato in modo da lasciar comunque libera l’immaginazione di chi assiste, in particolare di chi esercita alla grande la sua fantasia come i giovanissimi spettatori, i quali, se abituati man mano ad assistere a rappresentazioni così ben concepite per la loro età (ma tali da far sorridere e commuovere anche gli adulti), potranno costituire da grandi il futuro nuovo pubblico per un teatro che in Italia langue sempre di più. Non mancano efficaci commenti musicali che accompagnano discretamente la voce e i gesti e le intonazioni di Fabrizio, che con leggerezza fa trasparire ai giovanissimi spettatori il senso finale delle tre favole, appunto ‘la morale della favola’, e che è riassumibile, come scritto dallo stesso raccontatore, in un ‘rito di passaggio’ dall’infanzia ad una matura giovinezza.

Conoscendo la formazione molto seria e appassionata di Pallara e dei suoi compagni di strada, e avendoli via via seguiti nella loro ricerca, credo di non sbagliare a sottolineare alcune consapevolezze pregevoli che questa azione teatrale del fondatore del Teatro delle apparizioni esprime, per portare la dimensione estetica e tecnico pratica fino ad uno spazio-tempo relazionale di grande efficacia psicopedagogica (peraltro sottolineata, pur nella loro spontaneità, dai bambini stessi, che non volevano nemmeno più abbandonare il magico territorio in cui erano ospitati).

Ad esempio, il fascino del racconto è sostenuto dal gioco degli opposti, come afferma il nostro amico e compagno d’avventura in Liminateatri, Alfio Petrini, che vede nel mondo delle favole la possibilità di esprimere assieme ciò che è organico e ciò che è codificato, e quindi anche ciò che è mutevole e ciò che è irriducibile; così pure, come in Hänsel e Gretel, il barbarico e il civile: in parole più immediate e comunque sempre vere, ciò che è buono e ciò che è cattivo ai fini di un’umana e felice convivenza.

Si tratta con le favole di scoprire e mostrare, più che dimostrare, dimensioni altre del mondo e della vita, che la Zivilisation non può toccare attenta com’è agli ‘affari pratici’ del vivere sociale; la fiaba, e in particolare quella di origine nordica e germanica, veleggia nel mare della Kultur, piuttosto, e dunque in quella ricerca umanistica incessante di nuove possibilità, di mutamenti che rompono l’ingessatura di snodi bloccati ai fini di una autenticità di vita.

E ancora, Fabrizio Pallara col suo lavoro ha saputo intuire e far intuire che la danza del mondo comprende vita e morte, sopra uno scorrere continuo di azioni che non trovano approdi definitivi, ma continue aperture di senso. In tali aperture, mi sembra, le logiche del razionale (che l’adulto segue pedissequamente) s’imbattono in quelle dell’irrazionale, cosicché nella favola coesistono il materiale e l’immateriale (oggetti e ricchezze palpabili ma anche patrimoni di idee e di sentimenti, come nel finale del Pesciolino); e ancora obbedienza e disobbedienza, che abituano il bambino a definire e delimitare i confini del proprio ego.

E al proposito, all’occhio dell’adulto, in particolare, Pallara sembra mostrare come sia possibile far partecipare l’anima dell’individuo all’anima del mondo, come dettò la cultura romantica dell’Europa settentrionale: le tre favole che ho visto e ascoltato, difatti, danno un senso di liberazione e appartenenza a un tutto, dove si passa dalla letizia alla tristezza, dall’eccesso all’umiltà, da ciò che è noto, che ‘si sa’, a ciò che è ignoto, da ciò che è vicino e familiare a ciò che è lontano e può impaurire e\o attrarre.

Insomma, l’immortale lezione di Shakespeare che ha massimamente esplicato la logica dei contrari come lievito organico e costituente il valore dell’azione teatrale, sembra ben ispirare il lavoro di Fabrizio Pallara, consapevole che in tale logica nessun elemento sconfigge il suo contrario, o il suo opposto, ma vale la convivenza, il confronto, la mutazione fra i poli, il rischio della morte che convive nello stesso rischio della vita.

Non mi resta che augurare al Teatro delle apparizioni e a Fabrizio Pallara un ottimo proseguimento di un cammino così prezioso!

Teatro e Critica
27/02/2018

FIABE DA TAVOLO

Lungo un lato della Sala Squarzina, il foyer al primo piano del Teatro Argentina di Roma, un tavolo basso è sistemato davanti a una sedia vuota; accatastate accanto ci sono quattro vecchie valigie; a vegliare su questa composizione un unico faro che getta brevi ombre. Davanti, la piccola platea ospita genitori e figli, questi ultimi raccolti a gambe incrociate su dei cuscini stesi a terra. Fabrizio Pallara guadagna la scena e spiega la natura errante della fiaba, parla di storie che fanno il giro del mondo. Poi siede, aziona con un tocco un invisibile interruttore e una musica ci accompagnerà nel viaggio.

Fiabe da Tavolo è un solo della compagnia romana teatrodelleapparizioni, inserito nel focus monografico Ritratto d’artista, che il Teatro di Roma dedica ad alcune compagnie del territorio ma attive a livello internazionale. Lo spettacolo sta facendo il giro del paese a raccontare favole antiche e moderne, celebri e nascoste, di fronte a un’attenzione davvero cristallina, sollecitata da un voto totale alla semplicità. Come già splendidamente in Il tenace soldatino di piombo – anch’esso incluso in questa monografica – Pallara innesta il compito dell’aedo in una sessione di gioco individuale, ma sempre attenta allo sguardo dello spettatore. Dalle valigie estrae piccoli oggetti, figurine in scala e materiale da costruzione, per comporre di fronte agli occhi di bambini e adulti un racconto animato gentile e però approfondito.

Il pesciolino d’oro di Puškin arricchisce la vita del povero pescatore e di sua moglie, esaudendo i desideri di lei che vorrebbero una casa più grande, poi un palazzo, poi un castello. Una struttura di mattoncini si monta sull’altra ingigantendo la prospettiva e lasciando i due omini sempre più piccoli. Hansel e Gretel lasciano vere molliche di pane, l’attore se le mangia facendo la parte degli uccelli, la casa di marzapane è un sacchetto colmo di caramelle e marshmallow che fa venire l’acquolina in bocca. Ma se i fratellini, scampati alla strega, troveranno la ricchezza vendendo dolciumi, ai bambini in sala viene offerta una singola pralina di cioccolato, per insegnare la misura.

L’atto di “pescare” dal repertorio tradizionale è funzionale a un’educazione dell’attenzione, che risolve in sottili ellissi di senso i nodi cardine della cultura popolare. Su questa operazione regna dunque un’atmosfera sommessa, divertita ma magica, il confine tra apologo e morale non è mai delineato in maniera didascalica e, soprattutto, alla lezione facile si preferiscono problematiche vivide, un’argomentazione retorica che stimola lo spirito critico.

Un religioso silenzio domina la platea, fino a quando, ad applausi già scrosciati, una bimba chiede che cosa contengano le altre due valigie. Pallara concede un bis – Tre porcellini quasi del tutto ritratti per immagini, con un mazzo di cartoline a descriverne il viaggio; paglia, bastoncini di legno e mattoncini a costruire le case; un baffo di cartone e il soffiare forsennato a materializzare il lupo – ma lascia chiusa la quarta valigia, attorno a essa la curiosità di tutti. È tempo di andare. Qualcun altro, chissà dove, aprirà una nuova scatola, per ascoltarne la voce.

Sergio Lo Gatto

Da Eolo – Festival Teatro fra le generazioni 2017

Mario Bianchi

A Castelfiorentino abbiamo anche ritrovato con piacere Fabrizio Pallara del Teatro delle Apparizioni che è tornato coraggiosamente a misurarsi da solo con il pubblico bambino in uno spettacolo piccolo piccolo “Fiabe da tavolo”. Dalle borse magiche portate in scena da Fabrizio, simili a grandi libri, su un semplice tavolo, sono usciti sughero e carta, coriandoli e cartoline, paglia, legno e mattoncini che prodigiosamente sono diventati gli elementi per raccontare le fiabe di Cappuccetto Rosso e dei Tre Porcellini, accompagnati dai gesti e dalla narrazione dell’attore romano. Uno spettacolo minuscolo, vissuto a contatto stretto con lo sguardo dei bambini di semplice e immediata godibilità, pronto per essere portato anche nelle classi per narrare altre storie.

Da teatroragazziosservatorio.it – Festival Teatro fra le generazioni 2017

Lucia Oliva

Sono racconti in valigia pronti a essere trasportati ovunque, mondi in miniatura che già vivono nell’immaginario di grandi e piccini. Non c’è sorpresa, non c’è trasformazione narrativa, il giovane pubblico sa già cosa accadrà, ma c’è la magia di una restituzione delicata e immaginifica che, con pochi semplici segni e con la virtuosità interpretativa e affabulatoria dell’intervento attoriale, prende vita pronta a depositarsi nella memoria e nell’esperienza degli spettatori. Boschi di sughero e carta, coriandoli come prati fioriti, personaggi-dita riconoscibili da un semplice indicatore cromatico, oppure una sfilata di cartoline per un viaggio intorno al mondo, paglia, legno e mattoncini per le casette in miniatura, baffoni neri per l’irresistibile lupo: questa volta sono state raccontate le fiabe di Cappuccetto Rosso e dei Tre Porcellini, ma viene da chiedersi quali altre invenzioni, e quali altre magie, contengano le borse da viaggio di Pallara. Non resta che aspettare, come una volta si aspettavano i cantastorie girovaghi, per un’altra ora di fantasia e incanto.

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Creato da Davide Teoli