Rassegna stampa Il tenace soldatino di piombo

da Eolo

di Mario Bianchi

“Il Tenace Soldatino di Stagno” si dimostra interessante già dalla sua produzione che mette insieme due formazioni romane, lo storico centro teatrale degli Accettella in difficoltà nel loro ultimo cammino artistico e una compagnia che ha già invece offerto, anche recentemente, spettacoli di ottimo livello, il Teatro delle Apparizioni, in una sinergia di lavoro che dovrebbe fare scuola.

Lo spettacolo di e con Valerio Malorni e Fabrizio Pallara è una curiosa creazione che vive tra cinema e teatro utilizzando in modo creativo tutte e due i linguaggi. La celebre fiaba di Andersen viene infatti reinterpretata in un reale gioco di ruolo in cui gli oggetti posti sul palcoscenico, che ricostruiscono la celebre stanza protagonista della vicenda, prendono vita “parlando, combattendo, danzando, protagonisti di un film teatrale proiettato su un grande schermo in diretta.” La videocamera dei due attori animatori si muove nella stanza restituendo in un gioco continuo di rimandi la celebre storia del rapporto di amore tra un soldatino di stagno con una gamba sola ed una ballerina, posta in alto, troppo lontana da lui. Il viaggio che il protagonista compie per ricongiungersi con la sua bella diventa una sorta di romanzo di formazione che si dipana via via attraverso l’incontro con gli altri giochi che popolano la stanza: un elefante, un ragno, la signora delle polpette, un gruppo di soldati in azione, un aereo, diversi gruppi di animali, Pinocchio, un vecchio saggio.

Ognuno di essi si rifà ad un sentimento, ad uno stato d’animo, componendo così una sorta di scalata verso una maturazione consapevole,  che accompagna quella reale verso l’amore tanto agognato. Tutto il racconto, ambientato in una stanza in un pomeriggio di pioggia, lascia il finale molto aperto a diverse suggestioni. Malorni e Pallara si muovono a loro agio nella complessità dell’esperimento che alterna momenti dove il teatro si compie fattivamente nell’alternanza creativa dei due linguaggi scelti ad altri meno felici, ancora da registrare, ma che comunque conferma la possibilità di offrire ai ragazzi nuovi modi di approccio al teatro in sintonia con il loro mondo dove le immagini la fanno da padrone.

da SPUNTI (ni) CRITICI  a Segni d’Infanzia 2013

The steadfast tin soldier

Critique by: Rui Pina Celho

Departing from such a well known tale such as Andersen’s the tin soldier can be more damaging that helpfu. Tales like these have become modern myths that builds bridges between our individual experiences (something that is almost disappearing, actually). So, just like ancient mithology, changes will always produce meaning.

The steadfast tin soldier- a film for the stage overcomes the limits of reteling magnificently. To a representation of Andersen’s tale, the performance prefers to convey its spirit, creating a new and fresh plot. So, in place of vengeful clowns and menacing fishes, we have a wood elephant, a US army under attack, a stressed pinochio, a terrifying tarantula, a plane crash… It is a moving, inventive and powerful performance, designed as a buildungsdrama, a road-play for a tin soldier, a journey that will teach him to outcome his military condition.

But It is also a film for the stage: thus, behind a set that recreates a playroom, with toys, dolls, boxes and a card castle, there is a screen where live projections of the tin soldier journey is amplified and zoomed, becoming a film to be seen. The performers, then, manipulate the toys, objects, but also the camera and the light. But, nevertheless the great amount of tasks they do, they never loose expressiveness. Even if its a media-based performance, the freshness and power of this performance is its liveness.

Il tenace soldatino di piombo

Critica di: Rui Pina Celho (Traduzione: Sergio Lo Gatto)

Partire da una nota fiaba come il soldatino di piombo può essere più un danno che un aiuto. Racconti come questi sono diventati miti moderni che costruiscono ponti tra le nostre esperienze individuali (qualcosa che in vero va scomparendo). Così, come la mitologia antica, i casi produrranno sempre significati. Il tenace soldatino di piombo supera magnificamente il semplice racconto. Alla rappresentazione della fiaba di Andersen, lo spettacolo preferisce consegnarne lo spirito, creando di fatto un’altra trama. Al posto di clown vendicativi e pesci minacciosi, abbiamo un elefante di legno, un esercito americano sotto attacco, un Pinocchio stressato, una terrificante tarantola, un incidente aereo… È uno spettacolo potente commovente e pieno di inventiva, realizzato come una sorta di romanzo di formazione, un road play per un soldatino di piombo, un viaggio che gli insegnerà come evadere dalla sua condizione militare. Ma è anche un film da palcoscenico: così, dietro a una scenografia che ricrea una stanza dei giochi, con giocattoli, bambole, scatole e un castello di carte, c’è uno schermo su cui le videoproiezioni dal vivo del viaggio del soldatino è amplificato e zoommato, diventando un vero e proprio film da vedere. I performer quindi manipolano i giocattoli, gli oggetti ma anche la camera e le luci. E nonostante la gran quantità di compiti non perdono la loro espressività. Anche se è una performance basata sull’uso di più media, la freschezza e la potenza dello spettacolo sono la sua vitalità.

Il tenace soldatino di piombo. Omnia vincit amor
di Sergio Lo Gatto
Teatro e Critica 1 dicembre 2013

Chi non ha ricordi di quei pomeriggi trascorsi con un amichetto chiusi dentro una stanza a giocare? Chi non ha mai sognato che di notte, magari una notte piovosa, i giocattoli prendessero vita e vivessero le avventure più incredibili? Su un soggetto del genere ruotava anche la trilogia Toy Story della Disney Pixar, in cui pupazzi, bambole e robot si trovavano ad affrontare vere e proprie epopee come il temibile trasloco, in cui fatalmente qualche giocattolo va sempre perduto.

Nel fervido panorama del teatro ragazzi, il Teatro delle Apparizioni è tra le compagnie che con maggior impegno si dedicano al rischio, cercando di abbattere ogni categorizzazione forzata operando sulle storie un coraggioso innesto di linguaggi propri del contemporaneo, a costo a volte di presentare atmosfere cupe e crepuscolari. O forse solo splendidamente consapevoli.

Il tenace soldatino di piombo è presentato come un «film teatrale», cosa che già lascia intuire il carattere ibrido della performance. Lo spazio è riempito di oggetti in ogni angolo a ricostruire un’affollata stanza dei giochi: soldatini, pupazzi, bambole e peluche, macchinine, treni elettrici, costruzioni di legno, gru e mostri telecomandati. Come nell’omonima favola di Hans Christian Andersen, su uno degli scaffali vive un plotone di compostissimi soldatini di piombo, dritti sull’attenti e con lo sguardo alto e fiero. Uno in particolare si distingue dagli altri per la mancanza di una gamba e per qualcosa di inedito che gli fa battere il cuoricino di stagno: l’amore per la bella ballerina che vive nel castello di carte all’altro capo della stanza. Non è un caso se anche lei, che a malapena si intravede mentre gira nel suo carillon, osserva il mondo alzata su una sola gamba. I compagni di plotone convinceranno il soldatino a disertare per andare alla conquista del suo amore. E qui comincerà la sua avventura. Giù per uno scivolo traghettato da un elefante di legno, in mezzo al caos dei Marines in battaglia, al cospetto di un imponente e perfido Pinocchio, perso nei deserti di un tappeto con un ragno meccanico alle calcagna, a bordo di un aereo che lo porterà finalmente in cima al grande castello.

Il tutto accade come lo avremmo fatto accadere noi con il nostro amichetto nella nostra stanza, dando a ciascun personaggio una voce, a ciascun frammento del viaggio un tempo, a ciascuna conquista un senso d’insegnamento. Valerio Malorni e Fabrizio Pallara muovono i piccoli oggetti abitando agilmente lo spazio, parlando nei radiomicrofoni e manovrando una piccola videocamera: le proiezioni live mandate su un maxischermo ingigantiscono i particolari mostrando primi piani, sequenze, carrellate e soggettive. Ed ecco che, grazie a una selezione di celebri colonne sonore cinematografiche e grazie a una irresistibile e divertita interpretazione, come per magia sul volto fisso dei pupazzi vediamo comparire le espressioni, intuiamo le riflessioni, osserviamo il compiersi di un viaggio di formazione interiore. Allora l’episodio nel campo di battaglia americano somiglia da un lato alle sequenze di Full Metal Jacket, dall’altro è un severo insegnamento sull’ottusità militarista, la puntata nell’operosissimo cantiere in cui vige la regola «lavoro = profitto» sta tra i panorami grigi à la Ken Loach e un sussurro anti-liberal.

Il finale commovente della fiaba non viene stravolto e il virgiliano «omnia vincit amor» («l’amore vince su tutto») sembra promuovere un atto liberatorio per la fantasia, intesa qui come fiducia in se stessi e come coraggio di inseguire i propri sogni. «Dai 4 anni in su», si legge nella locandina. Uno spettacolo in grado di far sentire grandi i bambini e di far tornare bambini i grandi.

«Il tenace soldatino di piombo» del Teatro delle Apparizioni

di Graziano Graziani

Stati d’Eccezione 2 dicembre 2013

Un senso di “cura”, l’attenzione per i dettagli e una spiccata passione per ciò che è piccolo, minuto, invisibile, per pochi. Queste sono alcune delle cifre caratteristiche del Teatro delle Apparizioni, che tornano di frequente nei lavori del gruppo romano. E una fiaba come «Il tenace soldatino di piombo», dall’ambientazione così magica e raccolta, è un contesto naturale dove questa propensione per ciò che è intimo può trovare la sua giusta espressione.

Perché la favola inventata dalla penna geniale di Andersen si svolge in una stanza dei giochi, che per il piccolo soldatino di piombo diventa una terra di avventure da attraversare per raggiungere la sua bella, la ballerina che vive nel castello di carta. L’idea dei giocattoli che si animano diventerà negli anni un topos del cinema per ragazzi, ed è proprio al cinema che il regista Fabrizio Pallara sembra ispirarsi. Ma attenzione: un cinema fatto coi mezzi artigianali del teatro. Le avventure del soldatino di piombo e di tutti gli altri giocattoli che incontrerà lungo il cammino – un buffo elefante che lo aiuta a scendere dal mobile, il bugiardo pinocchio che lo mette fuori strada, uno spaventoso ragno gigante e tanti altri ancora – sono riprese da una telecamera e proiettate su uno schermo che fa da fondale. I giocattoli sono giocattoli veri, a volte indistinguibili dalla platea dove invece si può cogliere il colpo d’occhio generale, ovvero l’intera stanza dei balocchi. A muoverli ci pensano lo stesso Pallara e Valerio Malorni, che abitano la scena movendo i giocattoli con le mani e dando loro la voce, proprio come fanno i bambini. Spesso le loro mani e i loro volti – giganteschi – entrano nelle riprese in “macro” della telecamera, che proiettano a tutto schermo minuscoli soldatini della seconda guerra mondiale e casette di pochi centimetri che di colpo sembrano in video grandi come case vere.

Si tratta dunque di immagini volutamente “sporche”. Ma questo “sporco”, questa cifra di artigianalità che abita lo spettacolo, è forse il suo tratto più convincente. Si è sempre dentro e fuori della storia, si gioca coi giochi ma i personaggi sullo schermo sembrano muoversi davvero per conto proprio. Si è il doppio del gioco, il doppio del teatro, che in questo spettacolo diventa anche il doppio del video. All’uscita dallo spettacolo, che era in scena al Teatro Mongiovino di Roma a fine novembre, alcune persone si sono chieste cosa possa arrivare ai bambini del 2013 di questa magia tutta immaginata, loro che sono immersi nella magia digitale dei computer e degli i-pad. E la risposta è proprio questa: lo sporco, l’artigianalità, la presenza sulla scena che tocca e muove i giochi dando loro una vita, una vita da immaginare sul momento.

È una bella intuizione questa di Pallara e Malorni – quest’ultimo non solo interprete ma anche autore in questo spettacolo, impreziosito dal suo incredibile trasformismo vocale. È un’intuizione infarcita di riferimenti cinematografici, soprattutto della magia dei film di Tim Burton (ricordate il plastico della sequenza iniziale di «Beetlejuice»?). Ma allo stesso tempo è un’intuizione che dal cinema si allontana, si allontana ciò dal luogo dove ogni immaginazione diviene immediatamente visibile – e ogni immagine reificata – per recuperare l’immaginazione del teatro, che è invece il regno della sostituzione e dell’invisibilità.

La storia dello scrittore danese, dove l’amore può rimuovere ogni ostacolo, sconfiggendo i pregiudizi (o la mancanza di immaginazione?) di chi vorrebbe il soldatino fermo al suo posto, congelato nei propri limiti, è una storia semplicissima ma universale. Lo sguardo del soldatino, non appena si anima, è lo sguardo vergine di chi non conosce ancora il mondo: per lui ogni cosa è nuova e piena di fascino, piena di stupore. È lo sguardo di chi è predisposto a innamorarsi, a farsi cioè coinvolgere fino in fondo da qualcuno o qualcosa. Lo sguardo di chi sa immaginare.

Con «Il tenace soldatino di piombo» il Teatro delle Apparizioni segna un’ulteriore tappa in quel percorso che tenacemente sta portando avanti da anni, e cioè lo sforzo di gettare un ponte tra la ricerca, il teatro d’arte e il teatro infanzia. Con l’obiettivo – encomiabile e davvero prezioso – di formare il pubblico di domani ai linguaggi del presente, anziché “intrattenere” bambini con stantii stilemi del passato.

da Eolo

di Nicola Viesti

IL TENACE SOLDATINO DI PIOMBO

Felicissimo l’incontro tra i romani Teatro delle Apparizioni e il Teatro Accettella che hanno unito le forze per produrre questo “Il tenace soldatino di piombo” tratto dall’arcinota fiaba di Andersen. Sottotitolo dello spettacolo “un film da palcoscenico” ed in effetti la messa in scena è il prodotto dell’interazione tra un filmato girato in tempo reale e la performance di Valerio Malorni e Fabrizio  Pallara in una stanza dei giochi, una meravigliosa stanza piena di giocattoli che funziona da set. I due tornano bambini – anche se con qualche malizia in più – e manovrano oggetti e telecamere per creare un mondo di fantasia proiettato sul grande schermo. Il tema è quello dell’amore del soldatino di piombo per la ballerina che si risveglia ad ogni notte di pioggia. Il nostro eroe affronterà mille avventure e difficoltà per raggiungere la sua bella e noi con lui. Finalmente riuscirà nel suo intento ma la notte sta per terminare e la sua felicità dovrebbe attendere un’altra serata di pioggia. Dovrebbe, perché qualche licenza a volte è lecito prendersela specialmente quando il protagonista ne ha passate di tutti i colori sorvolando città abitate da pinguini che non si fermano mai, si è trovato nel mezzo di un’aspra  battaglia con l’esercito americano, ha attraversato un deserto abitato da un ragno gigante e cercato l’acqua con un plotone di animali. Quindi merita un premio che non può essere altro che l’happy end, indissolubilmente legato per sempre alla sua ballerina. Lo spettacolo è bellissimo e coinvolgente grazie alla bravura e alla simpatia degli interpreti e alle mille idee profuse nella realizzazione. Ideale per i piccini e straordinariamente adatto anche ai grandi che riescono per un’ora a rivivere l’incanto dell’infanzia con felicità e delizia. Con i tempi che corrono è un meraviglioso regalo di cui dovremmo ringraziare gli autori.

Il Tenace Soldatino di Piombo

di Sarah Curati

Paper Street 28 dicembre 2014

C’è un pubblico speciale a fare da protagonista all’Auditorium, un pubblico scalmanato, spietato ma allo stesso tempo innocente, quello che non tieni a bada solo per educazione e che non puoi ingannare per niente al mondo: i bambini. Ed è a loro – ma non solo – che è rivolto Il tenace soldatino di piombo, spettacolo improntato sulla celebre fiaba di H.C. Andersen, riadattata e portata in scena dal Teatro delle Apparizioni.

Una stanza piena di giocattoli, luce soffusa, atmosfera malinconica. È un’immagine che ha il sapore di qualcosa di antico, di perduto; che fa pensare a quelle giornate d’infanzia passate a giocare sul serio, a immaginare mondi interi. Sono camere che non si vedono più, perché forse ora al posto delle bambole, delle macchinine o dei peluches troveremmo gli smartphone, i tablet, quei marchingegni tecnologici che non costruiscono mondi, ma che, anzi, li atrofizzano.

E tra tutti i giocattoli, ecco che su uno scaffale c’è proprio il nostro soldatino, impettito e fiero come i suoi compagni, ma con una particolarità: una gamba che manca. La sua storia prende le pieghe di un esperimento a metà strada tra cinema e teatro, poiché la performance si presenta come “film teatrale”. Gli attori – Fabrizio Pallara e Valerio Malorni – si muovono con familiarità nello spazio scenico con una piccola telecamera e le immagini vengono proiettate in diretta su un maxischermo: i due linguaggi del teatro e del cinema quindi si compenetrano e si compensano a vicenda, superando ciascuno i propri limiti. Le inquadrature lasciano scorgere dettagli che altrimenti non potremmo vedere: i personaggi, così, sono caratterizzati da un volto, da un frammento di storia, da un particolare della voce, il tutto con un’interpretazione attoriale divertente e tenera, priva di quella retorica semplicistica tipica di chi si rivolge ai bambini.

Il soldatino dovrà affrontare mille avventure: la signora delle polpette lo rifocillerà, un elefante di legno lo farà scivolare al piano di sotto, incontrerà i Marines in guerra, Pinocchio e un ragno gigante, e sarà accompagnato da musiche di colonne sonore famose, svelando una sottile ironia che accompagna tutto lo spettacolo. Vivrà anche momenti di difficoltà che lo porteranno quasi a desistere dal suo scopo, ma grazie alla sua forza d’animo riuscirà infine a raggiungere il castello della ballerina. Così la tenacia del titolo, la morale della fiaba, trova il suo compimento.

“Mamma, che fa quel signore?” La domanda riecheggia ancora in sala a spettacolo concluso e pone spunti di riflessione. Già, che cosa fa l’attore? Egli gioca, prende vita ogni sera sul palco, proprio come i giocattoli, per poi spegnersi durante il giorno e ricominciare daccapo la sera successiva. È una bella metafora del teatro quella che ci regalano Pallara e Malorni, perché tutto parte proprio da lì: una stanza, una voce e l’immaginazione che crea dei mondi. Il teatro non è nient’altro che un gioco, ma serissimo, come insegnano i bambini: perché loro, quando giocano, non scherzano affatto.

“Il tenace soldatino di piombo”: la magia del “Teatro delle apparizioni” all’auditorium Parco della Musica

di Adriano Sgobba

Recensito 28 dicembre 2014

Natale è il momento dell’anno in cui siamo tutti disposti a recuperare il “fanciullino” sopito in fondo all’anima e lasciarlo libero di farsi rapire dalla necessità di un racconto, dalla magia di una fiaba.

Fabrizio Pallara e Valerio Malorni approfittano del momento propizio e celando le loro intenzioni dietro uno spettacolo “dai quattro anni in su”, recuperano la fiaba di H.C. Andersen e si divertono come bambini/con i bambini a raccontarla a modo loro.

L’allestimento è una vera e propria stanza dei giochi, di quelli di una volta, di quelli che per giocarci c’era bisogno dell’immaginazione: soldatini e matrioske, macchinine e animaletti, trenini e pupazzi di ogni sorta. Ed è proprio l’immaginazione il motore del racconto: come vuole la fiaba, in ogni notte di pioggia i giocattoli chiusi nella stanza prendono vita e i due narratori diventano “animatori” di balocchi.

La storia è senza tempo: un soldatino di piombo s’innamora della ballerina da carillon e vuole raggiungerla per dichiararle il suo amore, ma il fatto di avere una sola gamba e di essere impacciato costituiscono un ostacolo al suo intento.

Fabrizio Pallara e Valerio Malorni, mentre danno voce e movimento ai tanti giocattoli-protagonisti del racconto, si concedono alcune “variazioni sul tema” e costruiscono la “loro” avventura del “Tenace soldatino di piombo”, che passando per matrioske napoletane e campi di battaglia, ragni giganti e aeroplani scassati, raggiungerà la sua amata, per un finale “aperto” in senso cinematografico. 

La vera forza dello spettacolo è il linguaggio ibrido della narrazione, una sorta di racconto a cerchi concentrici che passa dalla fiaba al teatro e diventa cinema: i due “bimbi cresciuti” giocano e si divertono mentre usano una telecamera per consentire agli spettatori, piccoli e grandi, di entrare nella favola, spiarne i particolari più nascosti e appoggiarsi alla loro fantasia e a quella di Andersen, presi per mano da una colonna sonora decisamente efficace.

La stanza dei giochi diventa un set e il set ritorna teatro in un’ora di magia senza fine che, pur rimanendo splendidamente semplice nel linguaggio, restituisce la voglia di tornare a usare l’immaginazione, magari non solo a natale.

Liminateatri.it
04/03/2018

Il tenace soldatino di piombo: una storia che fa dell’amore la stella polare dell’esistenza

di Giorgio Testa

Per la monografia sul Teatro delle apparizioni apparsa nel 2008 a cura di Letizia Bernazza mi trovai a scrivere intorno a La stanza dei segreti, che era, in quel momento, il primo e unico spettacolo della compagnia che avessi visto. L’occasione fu l’inizio di un rapporto di stima e amicizia con Fabrizio che dura tuttora, con scambi su politica e poetica del Teatro Ragazzi, collaborazioni in più di un progetto di formazione, e, soprattutto, costante confronto sulla sua attività artistica, che ho seguito, in questi anni, nei suoi esiti e, qualche volta, nel suo farsi – sempre nella mia parte di ‘spettatore che ricerca sullo spettatore’, naturalmente.

A dieci anni di distanza, per questo Focus, Letizia mi assegna come tema da svolgere: Il tenace soldatino di piombo . Dovrebbe essere una sorta di recensione, vale a dire: un’analisi dello spettacolo e un giudizio, scritti; non è nelle mie corde né nelle mie abitudini, ma ci provo partendo subito dal giudizio (per togliermi il pensiero): trattasi dello spettacolo più armonioso e riuscito delle Apparizioni e tra i più belli di tutta la produzione di Teatro Ragazzi degli ultimi anni – il successo e le tante repliche ne danno testimonianza, del resto.

Quanto all’analisi, mi limiterò, qui, a fissare le tre questioni attorno a cui imbastire un seminario, e dunque un dialogo dal vivo (orale), nel caso in cui, per qualche congiuntura astrale favorevole, si trovasse un gruppo di spettatori disposto a incontrarsi, senza telefonino, in tempi distesi, possibilmente in luoghi ameni, con l’unico scopo di entrare dentro e a fondo dell’esperienza di aver assistito all’avventura del nostro soldatino innamorato – operazione che è anch’essa un’avventura, peraltro…

( A dire il vero, però, è pur successo, che una volta, a Spoleto, per una replica domenicale per famiglie dello spettacolo, con i compagni di ricerca della Casa dello Spettatore, ci siamo dati il tempo, prima della visione, per una lettura profonda del testo di Andersen… )

1. La fiaba di Andersen

La mutazione della materia di cui è fatto il soldatino da stagno a piombo, è un primo piccolo segno di variazione rispetto alla fiaba di riferimento dello spettacolo, altri, più corposi sono: il risolversi della peripezia del protagonista all’interno della stanza senza le disavventure all’aperto dell’originale, la eliminazione degli umani abitatori della casa in cui la stanza dei giocattoli si trova e relativa interazione tra i due mondi, il rogo d’amore nella stufa di soldatino e ballerina, accennato come possibile ed eventuale, dopo che è però è andato in scena il meraviglioso lieto fine…

– Come la fonte Andersen è stata ‘fatta propria’ , cosa è stato preso, cosa è stato tralasciato, che cosa è stato aggiunto? Nell’ipotetico-utopico seminario di cui sopra, ecco, partirei da queste domande (dopo lettura del testo narrativo, beninteso) per analizzare una prima dimensione dell’operazione drammaturgica del duo Pallara-Malorni; anticipo che nell’occasione vorrò argomentare la mia convinzione che hanno dialogato con Andersen in devozione e libertà.

2. Il film da palcoscenico

Due personaggi vestiti di nero si presentano nella scena zeppa di giocattoli di ieri e di oggi; sono, per lo più pupazzi, doppi/simulacri di entità umane o antropomorfe: gli attori del gioco drammatico dei bambini di ieri e di oggi, insomma. Fanno sapere che lì nelle notti di pioggia il più vecchio tra i giocattoli, che scopriremo subito essere una figura di vecchio ieratico (a distanza di un paio d’anni, non più animato ma sostituito da Valerio Malorni lo scopriremo protagonista di un altro spettacolo delle Apparizioni…) << ha il potere di risvegliare tutti gli altri giocattoli e farli vivere fino all’alba >> e stanotte farà vivere la sua ‘strana’ storia a un soldatino di piombo senza una gamba, new entry della stanza. Loro, sul palcoscenico già trasformato in stanza di giocattoli, non racconteranno la storia, dicono: la trasformeranno in film. Più precisamente, ad avvenire è questo: i due, l’uno dando voce al protagonista e l’altro agli altri personaggi della storia, dinanzi a noi, ‘giocano’, animando le figure, come avviene ed è avvenuto in tante stanze di giocattoli, e contemporaneamente riprendono il loro gioco e lo proiettano in uno scherno alto a fondo scena: di qui la visione simultanea di un ‘film in diretta’ e dell’azione scenica che lo produce. È come se vedessimo quello che nel gioco drammatico visto da fuori non si vede (ma del resto è noto che è un genere di gioco in cui bambini non vogliono pubblico), vale a dire le intenzionalità, le emozioni, il diverso peso dati ai vari momenti e oggetti da parte di chi gioca. Ora, questo dispositivo è la seconda dimensione della operazione drammaturgica del nostro duo, e c’è da dire che se non è inedito sulla scena del Teatro Ragazzi e non solo (da quando è possibile sul piano tecnico, praticamente), rare volte ha la necessità che troviamo qui, senza contare la maestria e la fluidità con cui viene gestita la compresenza delle due dimensioni…

(per ogni oggetto solido che si rispetti, le dimensioni sono tre e qui la terza, direi, è la musica, che viene da una sorgente esterna, commenta tutto il tempo e colloca il film nelle plaghe dove il film è più film: a Hollywood, con un abbandono non esente da ironia e che certo colpisce al cuore i genitori e i nonni che accompagnano i bambini a teatro…- io, per esempio erano più di cinquant’anni che non sentivo la musica di Scandalo al sole !)

– Le questioni che porrei su questo aspetto del lavoro sono due (ma così piene di sotto-questioni che è come se fossero cento): il rapporto tra teatro e gioco oggi, rispetto al teatro e rispetto al teatro ragazzi in particolare, e il ruolo che gioca, oggi, in teatranti e spettatori, l’essere cresciuti immersi in film e filmati (anche se non chiamati così lo sono) d’ogni genere, in diretta e in differita, anche se ben pochi su grande schermo e la gran parte in piccoli e piccolissimi schermi.

3. I due interpreti e la morale della favola

Chi sono i due operatori-attori in scena? Qui il critico improvvisato passa la mano all’amico (capita anche ai critici non improvvisati, che però occultano il passaggio) che conosce i due interpreti anche fuori scena e sa che Fabrizio è padre di due bambine e Valerio di due bambini e una bambina. Bene, ogni volta che vedo lo spettacolo, dinanzi all’agio, alla gioia, alla complicità divertita con cui mettono in scena la storia del soldatino intrepido che, a dispetto dell’handicap iniziale, trova nell’amore per la ballerina, il senso (significato e direzione, insieme) alla sua vita e insieme la forza di affrontarne le prove, non posso fare a meno di pensare che sono due padri giovani, e quindi ancora in grado di giocare, che partecipano ai loro figli reali e simbolici (il pubblico destinatario), attraverso il linguaggio che loro appartiene, una storia che fa dell’amore la stella polare dell’esistenza e … che costituisce l’antefatto mitico della loro presenza nel mondo.

– Su questo punto la questione, stagionata e magari antiquata, è della liceità o almeno utilità, di trovare un senso (significato e direzione, insieme. anche qui) in uno spettacolo e in particolare in uno spettacolo per bambini – che certo, però, se uno li sceglie come destinatari di una comunicazione complessa come quella teatrale, una qualche ipotesi dell’effetto che fa e si vorrebbe facesse, lo dovrà pur avere, no?

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Creato da Davide Teoli